lunedì 3 novembre 2014

Natura morta - esercitazioni - ombre


Negli anni ho cercato diverse soluzioni per far disegnare la natura morta a scuola, compreso portare in classe carrettate di oggetti e di lampade per la copia dal vero, ma non è mai stata una cosa semplice. 

Anni fa ho insegnato in una scuola che aveva in dotazione una specie di alto trespolo dove si potevano appoggiare dei grossi vasi, in modo che tutti i ragazzi, anche quelli degli ultimi banchi, riuscissero a vederli... ma anche così, i poveretti dell'ultima fila vedevano gli oggetti da troppo lontano, quelli della prima invece li vedevano troppo angolati dal basso.

Ho provato anche a mettere i banchi in cerchio, con gli oggetti da copiare nel mezzo, ma fare ciò comporta troppa confusione e fa perdere un sacco di tempo...  

Insomma, la copia dal vero alle scuole medie crea davvero dei problemi tecnici e logistici non indifferenti.





Per questo ho ripiegato sulla copia di fotografie, e da qualche anno, per prendere due piccioni con una fava, propongo ai ragazzi di copiare delle composizioni semplici, si, ma realizzate da grandi artisti: Van Gogh, Cezanne, Morandi, ad esempio. 
In questo modo cominciano a GUARDARE qualcosa di diverso dal solito, dato che la cosiddetta "educazione artistica" è soprattutto educazione visiva.


Tuttavia, lo scorso anno, mi è venuta voglia di insegnare anche qualche nozione sulle ombre, così le riproduzioni dei quadri non mi bastavano più; dato che gli esercizi dei libri di Arte e Immagine in genere non mi piacciono,  ho passato un intero pomeriggio a cercare su Internet delle immagini non troppo difficili da far copiare ai miei alunni, ma ho trovato poco o niente.

Siccome sono testarda, non mi sono data per vinta e ne ho realizzata qualcuna io, fotografando alcuni oggetti che avevo in casa. 

Alcune sono state fatte appositamente per uno studio sulle ombre, quindi sono rigorosamente in bianco e nero (e ottenute fotografando solo oggetti di colore bianco), altre sono più colorate.

Ho deciso di pubblicarle, e di metterle così a disposizione, nel caso che qualche collega si trovi ad avere le mie stesse esigenze e difficoltà.


Tutto questo lavoro fotografico in realtà non ho ancora potuto utilizzarlo a scuola, perchè la primavera scorsa, poco dopo averlo realizzato, mi sono ammalata, così gli esercizi sulla natura morta sono saltati. 
Spero però che mi torni utile durante questo anno scolastico, e di poter pubblicare presto anche qualche lavoro realizzato dai miei alunni.









martedì 23 settembre 2014

Manuale del cacciatore di bufale (2) - tipologie di bufale

 Si è fatta un po' attendere, ma ecco finalmente la seconda parte del "Manuale del cacciatore di bufale"!
Potete leggere la prima cliccando questo link.
Buona lettura!

In rete esistono bufale di tutti i tipi e per tutti i gusti, riguardanti gli argomenti più diversi, perciò è molto difficile dividerle in categorie.
Tuttavia, stilare una “classifica”, anche se sarà sicuramente imperfetta, può essere utile per imparare ad orientarsi in quella che a volte può sembrare una vera e propria jungla di informazioni più o meno veritiere.
La classifica che vi propongo è ordinata per livello di pericolosità, quindi dalle bufale più “innocue” (anche se nessuna bufala è da considerarsi completamente innocua) alle più pericolose, che sono anche le più difficili da riconoscere.


1 – le “Vere Notizie Inventate”
Una "notizia" del sito satirico Lercio.it

Si tratta della categoria più sciocca, più divertente e meno importante: sono notizie inventate di sana pianta, messe in giro da testate fasulle, a cui non importa molto di ciò che pubblicano. Si divertono a diffondere sciocchezze e quasi sempre non fanno nulla di male, anzi; le loro notizie hanno quasi sempre un fondo ironico, se lette fino in fondo dimostrano il loro esser false, spesso usando nomi ripetitivi, marchi fasulli, località inventate.


Quasi tutti segnalano IN FONDO alla pagina che si tratta di notizie inventate… purtroppo, pochissimi lettori leggono gli articoli FINO IN FONDO, anzi, molti, come già detto, condividono le notizie basandosi esclusivamente sul titolo e la foto.

Inoltre, c'è un grosso problema: oggi il senso critico di molti lettori è così poco sviluppato che non riescono nemmeno a riconoscere la satira dalla realtà!


 2 – i “Gossip Fasulli”

Prendono di mira i personaggi famosi, sui quali viene inventato di tutto: dichiarazioni, scandali, malattie, perfino la morte. Annunciare la morte improvvisa di un VIP attira immediatamente l’attenzione, e il sito internet che pubblica una notizia del genere aumenta enormemente la propria visibilità, e ciò ha dei risvolti di tipo economico: infatti, è bene ricordare che chi gestisce un sito internet può guadagnare denaro grazie alla pubblicità, e questo guadagno aumenta o diminuisce a seconda del numero di visite che il sito riceve.
I gossip fasulli non sono dannosi soltanto per le persone famose coinvolte, ma anche per i lettori: la loro diffusione massiccia rende difficile distinguere le notizie vere da quelle false.
 

L'attore Robin Williams, deceduto nell'agosto 2014
Ad esempio, nell’agosto del 2014, la prematura scomparsa del celebre attore Robin Williams fu creduta da molti una bufala, mentre era, purtroppo, una notizia vera.

Questo perché, nei giorni precedenti, erano state diffuse molte notizie false sulla morte di altri personaggi famosi.




 3 — Bufale Allarmistiche su Marchi Famosi

Succede specialmente con marchi molto noti di cibi e bevande come, ad esempio, Barilla e Coca-Cola: ogni tanto qualcuno si diverte a diffondere la notizia che siano fatti con sostanze tossiche o cancerogene. Questo tipo di bufale crea dei danni molto gravi alle aziende produttrici e di conseguenza ai lavoratori di queste aziende, che rischiano di perdere il posto di lavoro. 

Le aziende alimentari, specialmente quelle molto grandi, hanno al loro interno degli organismi di controllo molto rigorosi, proprio perché sanno che un errore nella produzione può causare loro enormi perdite di denaro.
Quando leggete notizie di questo tipo, ricordate che ABUSARE di certi cibi, troppo grassi o troppo zuccherati, fa sempre male. Questo non significa che quei cibi siano tossici, ma solo che non bisogna mangiarne troppi.
Quando invece sentiamo la notizia che dei cibi VERAMENTE adulterati sono stati sequestrati dai NAS (Nucleo Anti Sofisticazioni) o dalla Guardia di Finanza, dobbiamo essere contenti, perché significa che le Forze dell’Ordine funzionano bene e fanno buona guardia su ciò che consumiamo.



4 — Bufale Complottiste

 
Ecco una categoria molto vasta, sulla quale si potrebbe scrivere una classifica a parte. Le bufale “complottiste” possono essere più o meno stravaganti e inverosimili, e spesso sono collegate ad altre categorie, specialmente quelle pseudoscientifiche, quelle riguardanti la salute e quelle allarmistiche.
Si basano sul concetto che una “lobby” (cioè un gruppo ristretto di persone) stia complottando per raggiungere o mantenere un “potere” che gli permetta di dominare il mondo.
Per raggiungere questo obiettivo, questa “banda di supercattivi” ne starebbe combinando di tutti i colori: metterebbe delle sostanze chimiche all’interno dei serbatoi degli aerei per avvelenarci e per modificare il clima del pianeta (bufala delle scie chimiche); infilerebbe dei microchip sotto la pelle delle persone per “telecomandarle” a distanza; avrebbe modificato e distorto la realtà dei fatti storici convincendo le masse che l’uomo sia arrivato sulla Luna, quando in realtà non è mai successo…e così via. 


Chi crede nelle teorie del complotto, si convince un po’ alla volta che il mondo intero sia dominato da un manipolo di pochi personaggi potentissimi in grado di influenzare ogni cosa (bufala degli “Illuminati”); in alcuni casi queste persone arrivano ad accettare la teoria che questi personaggi non siano umani, ma alieni venuti da altri pianeti (bufala dei Rettiliani).
Le argomentazioni di chi crede alle teorie dei complotti, spesso SEMBRANO scientifiche, ma non lo sono.
Per vederne qualche esempio, vai alla categoria “Bufale Pseudoscientifiche”.



5—Bufale che Seminano Odio

Queste bufale prendono di mira una certa categoria di persone, che viene discriminata per il sesso (o le preferenze sessuali), l’etnia, la religione, le convinzioni politiche o addirittura per il mestiere che fa.
Esse fanno leva sui sentimenti di diffidenza verso ciò che è diverso da noi e che non conosciamo. Questa diffidenza può essere manipolata e aumentata fino ad essere trasformata in vero e proprio odio.
vignetta tratta dal web

Le bufale che seminano odio si basano su STEREOTIPI e PREGIUDIZI.
Cosa significa?
 

Il termine "STEREOTIPO" deriva dalle parole greche "stereos" (duro, solido) e "typos" (impronta, immagine, gruppo), quindi "immagine rigida". Lo stereotipo è un concetto rigido, eccessivamente semplificato o distorto di un aspetto della realtà, in particolare di persone o gruppi sociali.
 

Il termine “PREGIUDIZIO” (dal latino prae, "prima" e iudicium, "giudizio") può assumere diversi significati, tutti in qualche modo collegati alla nozione di "giudizio prematuro", ossia parziale e basato su argomenti insufficienti o su una loro non completa o indiretta conoscenza.
 

In pratica, gli stereotipi e i pregiudizi ci fanno credere che le persone che fanno parte di una certa categoria abbiano per forza una serie di caratteristiche negative: ad esempio che le donne siano TUTTE interessate SOLO alla moda e i maschi SOLO allo sport. Che TUTTI gli extracomunitari siano delinquenti, che TUTTI gli islamici siano terroristi eccetera...

La buona notizia è che questo tipo di bufale sono abbastanza semplici da smascherare, perché sono spesso notizie inventate di sana pianta o manipolate e distorte, quindi basta fare una ricerca in rete e verificare le “5 W del giornalismo” (di cui abbiamo già parlato nel primo capitolo del manuale) per capire se si tratta di una notizia a cui possiamo credere.



6—Bufale Pseudoscientifiche

“Pseudo” è una parola di origine greca che significa “falso”. Pseudoscienza, quindi, significa letteralmente “falsa scienza”.


Le bufale pseudoscientifiche sono difficili da riconoscere quando si è privi di una solida cultura scientifica, perché sono presentate con termini molto tecnici e specifici che le fanno SEMBRARE vere.
In realtà, quando si conosce l’argomento, si scopre che questo linguaggio tecnico è usato a casaccio e in modo tale da ingarbugliare i concetti, in modo da confondere e stupire chi legge.
Le conclusioni a cui arrivano le bufale pseudoscientifiche sono completamente errate, ma il lettore non se ne accorge, perché non riesce a seguire il ragionamento.


Per diffondere questo tipo di bufale, però, esiste anche il sistema opposto: dare una risposta facile ad un problema difficile.
Questo sistema si basa sulle nostre insicurezze: infatti quando non conosciamo un argomento, ad esempio riguardante la medicina o l’economia, abbiamo sempre il dubbio che le persone esperte ci possano imbrogliare. Così è più facile fidarsi di chi ci fornisce risposte semplici e facilmente comprensibili… ma non è detto che costoro siano persone oneste.
Le materie scientifiche sono purtroppo quelle più difficili e meno studiate (provate a fare una prova: a quanti studenti della vostra classe PIACE STUDIARE la matematica?), e questo ha delle conseguenze importanti nella vita di tutti i giorni.
L’unica maniera per difendersi davvero da questo tipo di imbrogli è… STUDIARE!


Forse vi stupirà sapere che in Internet si trovano siti pseudoscientifici che affermano che sia il Sole a girare attorno alla Terra. Eppure sono ormai passati ben 500 anni da quando Niccolò Copernico (1473 – 1543) dimostrò la teoria eliocentrica.




Per capire quanto sia grave la situazione, vi basti sapere che da un sondaggio condotto da un’agenzia governativa statunitense, la National Science Foundation,  è emerso che il 26% della popolazione degli USA non sa che la Terra ruota attorno al Sole (i risultati sono stati presentati nel 2014).
Sarebbe interessante provare a fare un sondaggio simile anche in Italia...

vignetta tratta dal web

7—Bufale su Salute e Medicinali

Questa categoria di bufale è probabilmente la più pericolosa, perché mette a repentaglio la salute delle persone. È strettamente collegata con quella delle bufale pseudoscientifiche, e a volte con quella delle bufale complottiste.
L’ignoranza molto diffusa in ambito scientifico riguarda ovviamente anche la medicina.
Il corpo umano è una macchina complicatissima e ancora per molti versi misteriosa. Negli ultimi decenni, la scienza medica ha fatto enormi passi avanti nella cura e nella prevenzione di moltissime malattie, tuttavia ne rimangono ancora tante di incurabili.
Le bufale che riguardano questo argomento si basano sulla paura delle malattie e della morte, e fanno leva anche sulla disperazione degli ammalati e dei loro familiari. Sono quindi tra le più detestabili e crudeli.
Quasi tutti i giorni sui social network si legge della scoperta di qualche “nuova cura per il cancro”, quasi sempre semplicissima, che si basa su particolari diete o sull’assunzione di sostanze banali come ad esempio il bicarbonato di sodio.
Allo stesso tempo, altrettanto numerosi articoli diffondono la voce che le cure e le medicine tradizionali siano nocive e dannose.

Qual è la verità?
La verità è che in questo campo, non c’è nulla di semplice. Non a caso il corso di studi per chi vuole conseguire una Laurea in Medicina è il più lungo di tutti.
Basti ricordare che non esiste “il cancro” ma una serie molto lunga di malattie chiamate tutte “tumori” ma di tipo e gravità diversi che necessitano di cure differenti. Quindi non esiste “la cura per il cancro” ma gli scienziati stanno facendo ricerche per trovare tante cure per tanti “cancri” differenti.

Le medicine fanno male?
“la differenza tra medicina e veleno è la dose”, questo concetto fu espresso già da Paracelso, uno dei più grandi studiosi di medicina del passato, vissuto nel periodo del Rinascimento.


Qualsiasi medicina, se presa in eccesso, fa male; qualsiasi medicinale ha degli effetti collaterali; inoltre, lo stesso medicinale può far bene a una persona e male ad un’altra.  


Questo vale per qualunque cosa noi introduciamo nel nostro corpo, compreso il cibo. Ci sono persone a cui fanno male alcuni alimenti, a causa di allergie o di altre problematiche. Questo non significa che tali alimenti facciano male a tutti!


Una particolare categoria di Bufale sulla salute è quella che riguarda gli appelli per donazioni urgenti di sangue o raccolte fondi per cure molto costose. Quasi sempre questi appelli sono FALSI oppure scaduti, perché girano per mesi, anche per anni, anche dopo che la persona malata è guarita o, purtroppo, morta.
Non bisogna mai condividere appelli del genere.



 BUFALE “VECCHIE—E—NUOVE”

Moltissime bufale che vengono spacciate sul web per notizie recentissime, sono in realtà vecchie leggende metropolitane* che girano da moltissimi anni (anche da prima che Internet fosse inventato!) e che tornano di moda ciclicamente.


Nonostante sia già stato ampiamente dimostrata la loro inattendibilità, riemergono ogni volta come se fossero nuove di zecca, perché c’è sempre qualcuno che, non avendone mai sentito parlare, le prende per buone e le condivide.
Queste “vecchie bufale “ possono appartenere ad una qualsiasi delle categorie appena elencate. Per questo motivo, quando avete il sospetto che una notizia sia falsa, del tutto o in parte, una breve ricerca sul web vi può aiutare: molto spesso qualcuno si è già occupato di analizzarla e smascherarla!

*Una leggenda metropolitana, (anche detta “leggenda urbana” o più propriamente leggenda contemporanea) è una storia insolita e inverosimile, nata nella civiltà moderna, che inizialmente viene diffusa  a voce da una persona all’altra, e che, a un certo punto della sua diffusione, riceve larga eco dai media e, in tal modo, aumenta di credibilità.

lunedì 15 settembre 2014

La fotografia: inquadrature e angolazioni

LE INQUADRATURE della fotografia, del cinema e della televisione sono state classificate e denominate a seconda della distanza da cui riprendono il soggetto. Partendo da quelle più lontane abbiamo:

CLL (campo lunghissimo)

Il CAMPO LUNGHISSIMO (CLL) Questa inquadratura è caratterizzata dall’ambiente esterno che risulta preponderante rispetto alle figure umane che, se presenti, risultano molto piccole e quindi poco definite.


CL (campo lungo)
Nel  CAMPO LUNGO (CL), le figure umane appaiono più vicine e riconoscibili, ma sempre molto più piccole dell’intera immagine.

CM (campo medio)

Nel CAMPO MEDIO (CM) le figure umane in piedi hanno già una dimensione significativa rispetto all'altezza dell'intera immagine, ma rimane comunque un certo spazio sopra e/o sotto di loro prima del margine.


CT (campo totale)

Nel CAMPO TOTALE (CT) le figure umane fanno parte di una scena abbastanza ristretta, è usata quando vi sono diversi personaggi all’interno della stessa scena e serve a far capire l’azione che si sta svolgendo.

FI (figura intera)

La FIGURA INTERA (FI) riempie l’intera immagine da capo a piedi, senza lasciare molto margine di spazio alla scena circostante.

PA (piano americano)

Nel PIANO AMERICANO (PA) la figura è tagliata intorno alle ginocchia. Questo piano serve a mettere in evidenza i movimenti delle mani e delle braccia.

~ P (piano medio o mezzo busto)

Nel PIANO MEDIO (~ P) o “mezzo primo piano", la figura è tagliata a mezzo busto (questa inquadratura infatti è comunemente chiamata “mezzo busto”).

PP (primo piano)

Il PRIMO PIANO (PP) taglia la figura all’altezza del petto.

PPP (primissimo piano)
Nel PRIMISSIMO PIANO (PPP) è inquadrato solamente il viso.

D (dettaglio)

Il DETTAGLIO (D) infine inquadra solamente un particolare (una mano, un occhio, ecc.).

Le stesse inquadrature possono poi essere prese da ANGOLAZIONI differenti.
Il caso più frequente è quello della ANGOLAZIONE ORIZZONTALE dove il punto di vista di chi osserva e rappresenta la scena (macchina fotografica o cinepresa) è all’incirca alla stessa altezza di quello che viene inquadrato.


angolazione orizzontale
Sono poi possibili ANGOLAZIONI OBLIQUE, con punti di visuale dall’alto o dal basso, come da in cima a una scala guardando in giù o dal fondo guardando in su.
angolazione obliqua (dall'alto)
Oppure ANGOLAZIONI VERTICALI, anch’esse dall’alto o dal basso, come le strade viste da in cima a un grattacielo, o il grattacielo visto dalla strada da un passante che guarda in su.

angolazione verticale (dall'alto)
angolazione verticale (dal basso)

sabato 30 agosto 2014

Nel giardino di Monet

 
Giverny, giardino di Monet, il bacino delle ninfee - Foto Mara Bagatella 2014


Giverny, giardino di Monet, il bacino delle ninfee - Foto Mara Bagatella 2014


Giverny, giardino di Monet, aiuola - foto Mara Bagatella
Nel 1883, Claude Monet affittò una grande casa con un frutteto e un orto a Giverny, in Normandia, dove potè dedicarsi alle sue due passioni: la pittura e la botanica. 
Tranne per qualche breve periodo, egli non abbandonò più la sua dimora, traendo dal suo meraviglioso giardino - continuamente fiorito dall'inizio della primavera alla fine dell'autunno - lo stile essenziale della sua opera.

Quando Monet  si sistemò a Giverny, la casa possedeva un orto modestissimo, che egli trasformò ben presto in un affascinante giardino alla francese, il "clos Normand".

Solo dieci anni più tardi vi aggiunse il giardino acquatico dove iniziò a coltivare le ninfee, i fiori d'acqua che egli continuò a dipingere più e più volte, per il resto della sua vita.



 

Giverny, le ninfee di Monet - foto Mara Bagatella 2014
Intorno alla proprietà di Giverny, l'artista eseguì la serie di dipinti dei pioppi, dei covoni di fieno e le grandi tele dedicate alle ninfee, custodite al Museo de l'Orangerie di Parigi.

Oggi la casa e il giardino di Monet sono una rinomata meta turistica, che quest'anno sono riuscita a visitare anch'io.


Purtroppo il tempo non era buono, ciononostante il giardino era un tripudio di colori e sono riuscita a scattare lo stesso qualche foto decente.

Camminare tra quelle aiuole è stato emozionante: anche se era pieno di turisti di ogni nazionalità, pareva davvero di essere all'interno di un grande quadro impressionista!


Giverny, casa di Monet, viale fiorito di fronte all'ingresso - foto Mara Bagatella

lunedì 11 agosto 2014

Manuale del cacciatore di bufale (1)

Premessa

Non sono una giornalista, né una debunker, quindi vi chiederete come mai ho deciso di affrontare l’argomento delle bufale in Internet in un blog che parla di didattica dell’arte.

La risposta è molto semplice: perché sono un’insegnante e mi occupo di istruzione e cultura.
Due cose importantissime, alle quali ho dedicato la mia vita e che l’inarrestabile diffusione delle bufale sta mettendo a repentaglio.
Io amo Internet, e considero il Web una grande risorsa, ma, come tutti gli strumenti molto complessi, non può essere utilizzato alla leggera.
Fareste guidare una Ferrari a qualcuno che non ha la patente?

Ebbene, sappiate che ci sono bambini di 8/9 anni che hanno un profilo su Facebook.
Come intendiamo proteggerli? Come crediamo di poterli educare all’uso consapevole di qualche cosa che non conosciamo a fondo nemmeno noi adulti?
E, soprattutto: quanto tempo dovrà passare prima che la Scuola Pubblica, l’Ente preposto all’Istruzione, all’Educazione, alla diffusione della Cultura, si faccia finalmente carico di questo problema?
Io non lo so.
Ma non intendo aspettare.

Ogni giorno, là fuori, c’è gente che inventa le notizie più strampalate solo per esibizionismo, gente che fomenta odio con bufale a sfondo razzista e politico, gente che distrugge sistematicamente gli sforzi di ricercatori seri pubblicando articoli pseudoscientifici a cui la gente crede ciecamente, dato che non ha la capacità di distinguere e selezionare le notizie che arrivano dalla Rete.

E chi mai dovrebbe assumersi l’onere di educare le persone al ragionamento e allo spirito critico?  Chi dovrebbe fornire gli strumenti per comprendere la realtà e sapersi orientare tra la miriade di informazioni da cui ci troviamo quotidianamente bombardati?
Chi, se non la Scuola?

Fino a quando lasceremo che pochi debunkers, animati solo da buona volontà e spirito di volontariato facciano un lavoro che dovrebbe essere nostro?

Queste sono le domande che mi sono posta negli ultimi mesi, e alle quali sto cercando di dare risposta con questo lavoro, che mi auguro venga copiato, diffuso, utilizzato il più possibile, che diventi più virale di una catena di S. Antonio.

In realtà, io non sto inventando nulla, sto soltanto raccogliendo il materiale messo a disposizione da altri, rielaborandolo e riordinandolo, in modo che risulti facilmente comprensibile ai miei alunni. A lavoro ultimato, diventerà un vero e proprio libretto, che tutti potranno scaricare, stampare, diffondere.

Ringrazio Maicolengel di “Bufale un tanto al chilo” per la fattiva collaborazione, e Paolo Attivissimo per il materiale a cui sto attingendo e per essermi stato di ispirazione.

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MANUALE DEL CACCIATORE DI BUFALE

Parte Prima: 
COME RICONOSCERE UNA BUFALA ON LINE

La maggior parte delle bufale in Internet sono facili da riconoscere, basta far caso alla presenza di alcuni indizi che possono essere rilevati analizzando il TITOLO, il TESTO e l’IMMAGINE a commento del post.


1 -IL TITOLO

 
Spesso il titolo è “urlato”, cioè scritto con caratteri molto grandi, tutto in maiuscolo, e vi compaiono uno o più punti esclamativi. Questi espedienti grafici sono usati per attirare l’attenzione di chi legge, come se qualcuno stesse “gridando” la notizia; infatti, scrivere usando solo caratteri MAIUSCOLI nei commenti dei social network o nei forum on-line, equivale a “urlare” ed è considerato segno di maleducazione. Chi lo fa vuole esprimere in quel modo sentimenti di rabbia o esasperazione, e sta cercando di attirare l’attenzione.


Inoltre, utilizzare molti punti esclamativi al termine di una frase è superfluo e tipico degli scritti informali. Non è un vero e proprio errore, ma di solito si usa in lettere e messaggi tra amici, e non dovrebbe mai essere usato nei libri o negli articoli di giornali.


I titoli “allarmistici” sono un altro forte indizio di bufala: appelli a far girare la notizia “prima che venga cancellata da Internet”, oppure la parola “CENSURA”  e i suoi derivati all’interno del titolo; inviti dai toni perentori come “SVEGLIAAAA!!!”, “è UNO SCANDALO!!!”, “GUARDATE!!!”, oppure sostenere che si tratta di informazioni SEGRETE che qualcuno vi sta tenendo nascosto.


I titoli che non corrispondono ai contenuti dell’articolo sono un chiaro segnale che si tratta di una bufala: infatti se vi stanno mentendo già dal titolo, figuriamoci quel che seguirà...




2- IL TESTO
 
Contraddizioni o errori grammaticali grossolani appaiono spesso nelle bufale. Potete riconoscere facilmente testi tradotti malamente con sistemi automatici per la presenza di frasi sconclusionate, o per l’uso scorretto della punteggiatura.


A volte l’intero articolo manca di logica, ma per capirlo, occorre leggerlo fino in fondo. Se compaiono contraddizioni evidenti, allora si tratta di una bufala.


È importante verificare se sono presenti riferimenti a date, persone, nomi, aziende, indirizzi, leggi o documenti. Se non ci sono riferimenti precisi, è molto probabile che siate al cospetto di una bufala.
Bisogna sempre ricordarsi che esistono le “5 W del giornalismo”, che sono preziose in questi casi:


WHO («Chi»)
WHAT («Che cosa»)
WHEN («Quando»)
WHERE («Dove»)
WHY («Perché»)


Se uno o più di questi elementi, necessari alla stesura di un articolo, manca, siete sicuramente di fronte ad un grave caso di pseudo-giornalismo, e probabilmente anche di una bufala.
Se questi elementi sono presenti e volete scoprirne di più, potete mettervi “a caccia” utilizzando i motori di ricerca (il più conosciuto è Google). 

Come si fa?
Si immette nella casella di ricerca una frase tratta dal messaggio.
Meglio una frase intera, non una singola parola: ricordiamo sempre che un motore di ricerca non è un essere umano, ma un programma molto complesso, che funziona confrontando le parole che scriveremo con quello che già si trova nel suo archivio. 


Il grosso problema nell'uso dei motori è proprio quello di trovare le parole che identificano ciò che ci interessa in modo univoco, cioè una serie precisa e piuttosto insolita di parole che difficilmente compariranno in messaggi diversi da quello che sto cercando.
Se così facendo, la notizia non viene trovata nei siti autorevoli (riviste di settore online, CNN, BBC, Amnesty International, per esempio), è probabile che sia una bufala.


3- L'IMMAGINE
 
L’immagine che accompagna un post su Facebook o su un sito internet è importantissima, e non viene mai scelta a caso. 


Molto spesso, non è solo la prima cosa ad essere notata dagli utenti ma, purtroppo, anche l’unica.

Un’immagine shoccante e un titolo urlato sono tutto ciò di cui ha bisogno un abile creatore di bufale, dato che, nella maggior parte dei casi, gli utenti condividono il link senza nemmeno aprirlo.
La prima regola del buon cacciatore di bufale, quindi, è di non condividere mai una notizia senza prima aver letto e analizzato per intero il testo (vedi punto 2).


Le immagini che accompagnano le bufale sono ingannevoli e presentano delle caratteristiche ben precise: infatti sono scelte per attirare la nostra attenzione, proprio come accade nella pubblicità. 


Possono essere:
a) Immagini shoccanti: mirano a destare sentimenti forti e immediati come odio, sdegno, paura, rabbia, compassione. Bambini in letti di ospedali, o che presentano sul corpo ferite o lividi; anziani in miseria che frugano nei cassonetti in cerca di cibo; scene di violenza, oppure con espliciti riferimenti sessuali. 


Quasi sempre si tratta di immagini fuori contesto, cioè che non c’entrano nulla con la notizia in questione; vecchie foto che chiunque può trovare sul web, scaricare e poi usare per confezionare la propria bufala.
Possono essere utilizzati a questo scopo fotogrammi tratti da film o immagini scattate sui set cinematografici… tanto per risparmiare sugli effetti speciali.



Un paio di esempi: estate 2014, una scultura usata per gli effetti speciali del film “Pirati dei Caraibi” viene spacciata per il “cadavere di una sirena” trovato a Lampedusa.




La foto di Steven Spielberg sul set di Jurassic Park è stata diffusa su Facebook con una didascalia che affermava si trattasse dell’uccisione di un animale raro da parte del noto regista.

Incredibilmente, un gran numero di persone ha condiviso l’immagine con commenti di rabbia e insulti verso Spielberg e rammarico per il povero animale ucciso!


b) Immagini di scarsa qualità, molto sgranate, sfuocate, senza attenzione per la composizione o l’inquadratura… quasi mai le foto che “corredano” le bufale sono scattate da professionisti. Un buon modo per riconoscerle, quindi, è quello di curare il nostro gusto e imparare a distinguere le immagini belle da quelle brutte. 
Ricordate: se siamo abituati alla bellezza e alla qualità, tutto ciò che è brutto e malfatto “salta subito all’occhio”.

c) “Effetti speciali” scadenti sono un altro forte indizio della presenza di bufale: infatti, anche se ormai tutti abbiamo dei programmi di fotoritocco installati sul nostro PC, solo pochissime persone li sanno usare bene.
Un fotoritocco malfatto è facile da riconoscere se si ha un occhio allenato.


d) Collages di immagini che non c’entrano nulla l’una con l’altra, sono un modo per “collegare” tra loro eventi, luoghi, personaggi, anche quando il collegamento, in realtà, non esiste.


e) Anche i colori sono importanti: uno sfondo rosso o giallo (colori caldi) attira l’attenzione, uno sfondo nero può servire ad introdurre un contenuto “misterioso”, il verde è utilizzato per suggerire l’idea di “natura” e di salute” eccetera.


I colori hanno un effetto psicologico molto forte su tutti noi. I pittori lo sanno da secoli, i pubblicitari da qualche decennio.
Oggigiorno lo sanno anche i creatori di bufale, per questo è importante che anche noi ne siamo consapevoli.



(continua...)

mercoledì 6 agosto 2014

Un lavoro di gruppo: le Storie della Genesi di Wiligelmo

Quando si decidono i programmi annuali? 
Ufficialmente, bisogna consegnare i programmi alla segreteria della scuola entro novembre, ma io (e penso molti altri miei colleghi) li decido ben prima, già durante le vacanze estive, o nei primissimi giorni di settembre, quando ancora la scuola non è iniziata.
Tuttavia, non di rado mi è capitato di dover riadattare la programmazione durante il corso dell'anno scolastico, a volte anche di doverla letteralmente sconvolgere.

Piccoli adattamenti capitano di continuo, e sono normali. Ogni classe è diversa, gli allievi non apprendono tutti alla stessa velocità. Può succedere di dover ripetere degli argomenti, di soffermarsi su un'esercitazione più a lungo del previsto.

Sostituire completamente un'attività con un'altra, invece, è meno frequente.
Mi è successo lo scorso anno scolastico (2013/14) di dover imbastire in tutta fretta un laboratorio per approfondire un argomento relativo all'arte romanica.
A me sembrava semplice, invece le mie classi del secondo anno lo avevano appreso troppo superficialmente.
Me ne ero accorta dai risultati delle verifiche scritte. I punteggi erano troppo bassi. Le risposte alle domande aperte erano povere ed imprecise.
Non che ci fosse stato un gran numero di insufficienze, ma l'apprendimento di quel particolare argomento appariva di livello tanto superficiale che ero sicura sarebbe stato perso nel volgere di poche settimane, forse addirittura giorni.

Che potevo fare? Avevo due alternative: passare all'argomento successivo, sperando che si trattasse semplicemente di un trascurabile errore di percorso, oppure rifare tutto, cambiando strategia.
La prima strada poteva essere valida quanto la seconda: infatti l'insegnamento della storia dell'arte non è per forza di cose sequenziale. Comprendere l'arte romanica non è un requisito indispensabile per capire il Rinascimento.
Tuttavia, se gli alunni di 3 classi non si erano appassionati, e non avevano compreso bene quei contenuti, significava che qualcosa  nel metodo non aveva funzionato, e non volevo rischiare di ottenere gli stessi insoddisfacenti risultati anche con l'argomento successivo.


Ho quindi optato per la seconda soluzione, ed ho organizzato un lavoro di gruppo
I lavori di gruppo sono molto amati dagli allievi, e poco dai professori, perchè sono impegnativi e difficili da gestire.
Hanno però un innegabile vantaggio: se anche dovessero rivelarsi poco efficaci da un punto di vista didattico, lo sono sempre sotto il profilo educativo e umano.
Lavorando insieme, le persone imparano a conoscersi, collaborare, gestire i conflitti, e questo io lo ritengo un apprendimento fondamentale, soprattutto in un'età delicata come la preadolescenza.

Inoltre, se dal punto di vista quantitativo i risultati possono essere inferiori alle aspettative, sotto il profilo qualitativo non lo sono mai.
Difficilmente, un ragazzo dimenticherà una cosa appresa durante un lavoro di gruppo, perchè gli stimoli emotivi che riceve durante quell'attività rendono l'apprendimento più significativo.

Con questo lavoro di approfondimento su Wiligelmo e la scultura romanica, volevo ottenere principalmente due risultati: un coinvolgimento maggiore dei ragazzi e una maggiore autonomia nell'apprendimento, oltre ad una conoscenza maggiore del Libro della Genesi, sul quale si basano le sculture di Wiligelmo.



Infatti, ero rimasta molto colpita constatando che alcuni prerequisiti che io davo per scontati, non lo erano affatto. 
Quando io avevo 12 anni, era normale per me sapere chi fossero Adamo ed Eva, Caino e Abele. Ma per i dodicenni di oggi non lo è più.
E non crediate che il motivo sia il numero crescente di alunni appartenenti ad etnie e religioni diverse nelle classi. Ho constatato spesso che ragazzi di religione musulmana o induista conoscono i personaggi dell'Antico Testamento meglio di molti italiani di religione cattolica.



Il motivo lo lascio indagare ad altri, a me questa ignoranza in materia religiosa interessa per motivi pratici: quando devo affrontare argomenti relativi all'arte medievale è indispensabile che essi conoscano almeno i rudimenti della religione cristiana, così come, spiegando loro l'arte greca, mi devo sincerare che sappiano qualcosa riguardo Atena o Zeus (vi sorprenderà, ma sono più popolari del patriarca Noè, o almeno lo erano prima dell'uscita del film "Noah").

Le ricerche tradizionali sono quanto di più noioso io riesca a ricordare del mio passato di studentessa, ma organizzare una ricerca strutturandola come lavoro in team, è tutto un altro paio di maniche.



Organizzare un lavoro di gruppo non è così banale: occorre conoscere abbastanza i propri alunni da comporre gruppi equilibrati sia dal punto di vista delle capacità, sia dal punto di vista dell'affiatamento. 
Il secondo punto è quello più difficile. Mettere insieme persone che si detestano non è una buona idea, ma nemmeno abbinare chi è già amico per la pelle. 
L'obiettivo è quello di imparare a collaborare anche con persone non particolarmente amiche e di includere nel gruppo anche chi non è particolarmente popolare. Questo occorre dirlo chiaramente all'inizio dell'attività, e non sempre è facile farlo accettare ai ragazzi.
Se la composizione del gruppo la decido io, lascio a loro decidere i ruoli. Chiedo che eleggano un "responsabile" che rediga un resoconto accurato delle attività di ogni componente e che coordini i compagni, affidando ad ognuno dei compiti adatti alle diverse capacità.



All'inizio del lavoro io cerco di essere molto chiara su ciò che chiamo "standard di successo". Tradotto significa: ciò che ognuno deve fare se vuol prendere un buon voto. Chiarisco anche che, alla fine, la valutazione sarà personale, e non di gruppo. 

Durante il lavoro, lascio che prendano alcune decisioni autonomamente. Se intervengo, lo faccio sotto forma di proposta: "che ne dite se utilizziamo questo colore per lo sfondo?" oppure "con quale tipo di lettering vorreste realizzare i titoli?"
Non sempre sono così brava, però...  se vedo che stanno perdendo troppo tempo o che stanno perdendo di vista gli standard, mi innervosisco, e mi riprendo il ruolo classico della prof severa ed esigente... ho ancora molte cose da migliorare!

Al termine dell'attività è importantissimo dedicare del tempo alla presentazione del lavoro
Serve a far riflettere i ragazzi su ciò che hanno fatto, a mettere in luce i pregi e i difetti di ciò che è stato realizzato, chiedendo loro di motivare le scelte fatte. 
Si tratta di un momento fondamentale, sia per la valutazione, sia per l'autovalutazione.
Ho voluto svolgere questa attività in corridoio, all'esterno delle clessi, davanti ai cartelloni appesi. 

Il momento più bello è stato quello in cui ho chiesto con quale criterio ogni gruppo aveva scelto il proprio responsabile. Anche se con modalità differenti, tutti avevano saputo riconoscere, all'interno del proprio gruppo, la persona più affidabile, e l'avevano investita di quel ruolo, che era stato accettato con consapevolezza e, spesso, con una certa preoccupazione.
Chiaro segnale del fatto che l'obiettivo principale era stato raggiunto.

venerdì 1 agosto 2014

Disegnare un manifesto pubblicitario in stile "Art Nouveau"

Come ho già scritto, l'insegnamento della Storia dell'Arte risulta più efficace se abbinato ad un'attività pratica.
Per quanto riguarda l'Art Nouveau, l'attività che ho ideato è quella di realizzare un "manifesto" che tenti di rispecchiarne lo stile.
Gli elementi primcipali del manifesto pubblicitario "Art Nouveau" sono tre: la figura femminile, che all'epoca (e ancora oggi) era quella maggiormente utilizzata per reclamizzare ogni tipo di prodotto; la cornice decorativa, con motivi tratti dal mondo della natura, e la marca del prodotto pubblicizzato, scritta con caratteri elaborati e fantasiosi, che si armonizzavano perfettamente con il resto dell'immagine.
Insomma, gli alunni si devono confrontare con uno stile particolarmente ricercato ed elaborato, (vedi il post relativo all'analisi di un manifesto di A. Mucha) per nulla facile da riprodurre: per questo vengo loro in aiuto, fornendogli del materiale che gli faciliti il compito, e delle istruzioni chiare e dettagliate.

Eccole:

1) Scegliere una figura femminile tra quelle date.

 Facendo una ricerca su Internet, ho selezionato una dozzina di immagini in bianco e nero - sono più facili da fotocopiare - scegliendole tra le dive anni '50/'60. Quest'ultima è stata una scelta del tutto personale, in realtà si può fare l'esercizio utilizzando qualsiasi fotografia.
 
2) Ricalcare i tratti fondamentali utilizzando un foglio di carta da lucido.



Suggerisco di non sottovalutare la difficoltà di questo passaggio: le prime volte che ho assegnato questo compito, rimanevo stupita del fatto che i miei alunni avessero così grandi difficoltà in un compito apparentemente semplice come il ricalco. In realtà, ricalcare una fotografia è un compito molto arduo. Ricalcare un disegno è già più facile, ma nemmeno tanto. Ci vogliono attenzione, concentrazione, precisione, tutte abilità che andrebbero stimolate fin dalla scuola materna ed esercitate alla scuola primaria... dove ho l'impressione che esercizi come il ricalco siano da tempo abbandonati.

3) Aggiungere a piacere dei particolari in stile “Art Nouveau”, allungando i capelli, modificando gli abiti e i gioielli. Le linee del disegno devono essere curve e morbide, “tentacolari”.


In questa fase è utile mettere a disposizione degli alunni del materiale visivo, poster, cartoline, libri ecc. da cui trarre ispirazione.


4) Scegliere una cornice decorativa, che può essere ricalcata tale e quale, oppure modificata a piacere, purché mantenga lo stile “Art Nouveau”.

A tal scopo ho messo a disposizione dei ragazzi un buon numero di immagini come quella a fianco; su Internet ce ne sono moltissime, ma bisogna sceglierle in modo oculato: meglio che siano in bianco e nero per riprodurle più facilmente con la fotocopiatrice, con una buona risoluzione, perchè occorre ingrandirle, e non troppo elaborate.
 


5) Sovrapporre le due figure ricalcandole nello stesso foglio, in modo da formare un’unica figura. Lasciare in alto o in basso del disegno lo spazio necessario all’inserimento di una scritta.

A questo punto si ricalca su un normale foglio di carta da disegno (io faccio utilizzare sempre carta da disegno ruvida) e occorre farlo appoggiati alle finestre. I ragazzi si divertono a disegnare in piedi, specialmente quando tutte le finestre del laboratorio sono occupate e io sono costretta a mandare qualcuno a ricalcare in corridoio!

 6) Ripassare le linee con la Tratto pen nera e i contorni più esterni  con un pennarello nero per creare uno spessore maggiore. Aggiungere una scritta (il proprio nome o il cognome) realizzata con un lettering in stile “Art Nouveau”.


Anche per quanto riguarda il lettering, di solito metto a disposizione degli esempi di alfabeti "art nouveau" scaricati da Internet o fotocopiati da libri. In genere, prima di affrontare questo esercizio, ho già affrontato con i ragazzi l'argomento "lettering" e ho fatto fare loro le relative esercitazioni.
 

7) Terminare colorando con i pastelli (colori a matita). Scegliere colori tenui, specialmente per colorare il viso.
 A questo punto il lavoro è finito. Tempo di realizzazione: dalle 4 alle 6 ore (ovvero: due o tre settimane). Si, è un lavoro lungo, ma dà soddisfazione, sia a chi è portato per il disegno, sia a chi ha delle difficoltà, perchè con un po' di attenzione e pazienza, grazie al ricalco, anche i meno portati possono ottenere buoni risultati... purchè ci mettano impegno, ovviamente!

Buon lavoro!

mercoledì 23 luglio 2014

MANIFESTI DI PROPAGANDA (1914 - Campagna di reclutamento inglese I Guerra Mondiale)

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Questa esercitazione di lettura dell’immagine è stata da me realizzata come lezione per ragazzi di III media (Scuola Secondaria di I grado) prendendo spunto da alcune immagini tratte dall’Enciclopedia “I grandi pittori” dell’Istituto Geografico De Agostini (1998). 
Nel corso degli anni è stata più volte modificata e ampliata. 
La sua pubblicazione su Internet mi ha permesso l’aggiunta di link ad alcuni siti per ulteriori approfondimenti.
Essa ha l’obiettivo di far capire agli alunni i meccanismi psicologici utilizzati dalla propaganda per convincere le persone a comportarsi in un determinato modo o a prendere determinate decisioni.
È un esempio di come due discipline come Arte e Immagine e Storia siano strettamente collegate.


1914 - Campagna di reclutamento inglese I Guerra Mondiale

Alfred Leete, "Britons, Lord Kitchener wants You", 1914
  
Questo è uno dei più famosi manifesti diffusi durante i primi mesi della Grande Guerra dal comitato inglese di reclutamento. Il consiglio dei ministri, contrario alla leva obbligatoria, dovette puntare sull’arruolamento di volontari. Il fervore patriottico e la forza della propaganda condussero, solo nel primo mese del conflitto, al reclutamento di 500.000 volontari. Nel corso del successivo anno e mezzo, se ne aggiunsero altri 100.000, la maggior parte dei quali destinati a morire nel fango delle trincee.


Il manifesto deriva da un disegno di Alfred Leete, pubblicato nel 1914 sul settimanale inglese “London Opinion” e successivamente adottato dal Comitato Parlamentare di Reclutamento come manifesto di propaganda . 
In questo manifesto è usata una prospettiva esasperata per catturare l’attenzione. Il braccio fortemente scorciato e il dito puntato danno l’impressione che il personaggio raffigurato si rivolga personalmente a chi lo guarda, con un notevole impatto psicologico.


Lo slogan è abilmente costruito in maniera simile a un rebus, in cui il soggetto della frase è un’immagine anziché una parola.  L’uomo rappresentato è infatti Horatio Kitchener (Lord Kitchener) il ministro della guerra inglese, quindi la frase andrebbe letta in questo modo: “Britons, Lord Kitchener wants you. Join your country’s army! God save the king” (Britannici, Lord Kitchener vuole voi. Unitevi all’esercito del vostro Paese. Dio salvi il re). 



James Montgomery Flagg, "Uncle Sam wants you", 1917
L’efficacia di questo manifesto fu tale da essere ripreso nel 1917 da James Montgomery Flagg, autore del celebre manifesto di chiamata alle armi dell'esercito americano raffigurante lo Zio Sam. Questo manifesto fu ristampato nuovamente durante la II Guerra Mondiale, diventando uno dei manifesti più diffusi nella storia della pubblicità.












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Savile Lumley


Il secondo manifesto proposto è il celebre "Daddy, what did YOU do in the Great War?" dell'illustratore inglese Savile Lumley (1876-1960).
Per commentarlo, vi propongo le descrizioni guidate fatte da alcune mie alunne di terza, nell'anno scolastico  2003/04. 
Sono molto efficaci ed immediate, ed alcune esprimono anche delle riflessioni personali piuttosto acute se si pensa che sono state scritte da persone di 13 anni
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1) Questo manifesto di propaganda ritrae un’allegra famigliola che passa una giornata festiva tutti insieme nel salotto di casa. Gli elementi che ricordano la guerra sono due: il libro illustrato sulla guerra e i soldatini in miniatura e il cannone giocattolo con cui il bambino sta giocando. Lo slogan, che è scritto in basso, dice: “Daddy, what did YOU do in the Great War?” e significa: “Papà, che cosa hai fatto tu nella Grande Guerra?”. Delle tre persone è la bambina con il libro che parla e dice questo. Secondo me, l’elemento usato per convincere le persone ad arruolarsi è lo slogan detto dalla bambina, perché nella figura il padre non sa cosa rispondere perché lui non c’è stato, in guerra. E la gente, per non avere questo “peso” o “rimorso” sulla coscienza, preferì andarci.
Lara, classe III, a. s. 2003-04
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2) La scena si svolge nel salotto di una casa inglese dei primi del Novecento. Gli elementi che esplicitamente ricordano la guerra sono i soldatini con cui sta giocando il bambino, ma dopo aver letto lo slogan che dice: “Papà, cosa hai fatto tu nella Grande Guerra?”, si può capire che il libro aperto sulle gambe della bambina è un libro di storia che parla della I° Guerra Mondiale. La frase dello slogan è pronunciata dalla bambina che sta leggendo il libro in braccio al padre. Gli elementi usati per convincere l’uomo ad arruolarsi sono, prima di tutto, il rimorso e la vergogna che proverà per non aver partecipato e quindi per non potere raccontare ai figli ciò che ha fatto durante la guerra. Questo è lo scopo del manifesto: convincere i giovani ad arruolarsi come volontari nell’esercito.
Lucia, classe III, anno scol. 2003-04
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3) La scena si svolge in un salotto.
Gli elementi che ricordano la guerra sono i soldatini con cui sta giocando il bambino (ed il libro che sta leggendo la
bambina in braccio al papà).
Lo slogan dice: - Papà, cosa hai fatto TU nella I Guerra Mondiale?-
La frase la pronuncia la bambina in braccio del papà.
Gli elementi usati per convincere la persona ad arruolarsi sono: un forte senso di rimorso per non aver partecipato
alla guerra, e poi, cosa dirà il padre a sua figlia quando gli chiederà cosa ha fatto in guerra se lui non c’è andato?
Chiara, classe III, anno scol. 2003-04....................................
4) La scena si svolge nel salotto di una casa inglese. I soldatini e il cannone con cui sta giocando il bambino e il libro che sta leggendo la bimba, ricordano la guerra. Lo slogan dice: - Papà, TU cosa hai fatto nella Grande Guerra?- La frase è pronunciata dalla bimba seduta sulle ginocchia del papà. Gli elementi usati per convincere la persona ad arruolarsi sono: la pessima figura che si farà di fronte ai propri figli quando ti chiederanno cosa hai fatto per il bene della patria, e il rimorso per non essersi battuti per la propria nazione.
Sofia, classe III, anno scol. 2003-04....................................
5) La scena si svolge in una casa inglese, il bambino ricorda la I Guerra Mondiale perché sta giocando con dei soldatini e un piccolo cannoncino; la bambina sta probabilmente leggendo un libro sulla Guerra e interroga suo padre e gli domanda: “Papà, cosa hai fatto TU nella Grande Guerra?”. L’uomo è pensoso perché probabilmente non ha fatto nulla e non si è arruolato. Secondo me la scena dà un notevole impatto psicologico perché i giovani, pensando all’umiliazione di non aver fatto nulla di fronte alle domande dei propri figli, si convinceranno a partecipare alla guerra e poter, un giorno, parlare ai propri figli delle grandi imprese che avevano compiuto.
Anna, classe III, anno scol. 2003-04....................................